Václav #14

16 giugno-2 luglio 2019


Timmermans no, Von der Leyen sì 
L’Unione europea ha nuovi vertici. Alla presidenza della Commissione è stata eletta Ursula Von der Leyen, ministro degli esteri della Germania; a quella del Parlamento, ecco l’italiano David Sassoli. Completano il quadro la nomina di Christine Lagarde al vertice della Banca centrale europea e quella del belga Charles Michel come presidente del Consiglio europeo.

I governi dell’Europa Centrale hanno accettato queste nomine (che l’Europarlamento dovrà confermare), dopo aver battagliato per affossare le precedenti candidature per Commissione e Parlamento: quelle dell’olandese Frans Timmermans e del tedesco Manfred Weber. L’uno socialdemocratico, olandese; l’altro cristiano-democratico, tedesco. Entrambi esponenti di primo piano di quell’Europa che si ispira ai valori liberali, e di cui Angela Merkel è stata in questi anni la guida. Eppure, anche i candidati vincenti sono ascrivibili alla medesima famiglia. Perché, allora, questa opposizione – dura e netta – a Timmermans e Weber? 

Quella nei confronti del politico olandese, vice presidente della Commissione Juncker, si motiva alla luce del portafoglio da lui gestito in questi anni: quello dello stato di diritto. È Timmermans che ha seguito personalmente la procedura di infrazione attivata dall’esecutivo europeo nei confronti della Polonia. E dalla Polonia sono giunte, conseguentemente, le critiche più assordanti verso la sua possibile ascesa al vertice dell’esecutivo comunitario. Il premier polacco Mateusz Morawiecki ha affermato che Timmermans non è un candidato di compromesso e non capisce l’Europa Centrale, riporta il sito di Tvp, la tv pubblica di Varsavia. Anche Budapest, Praga e Bratislava si sono opposte a Timmermans, reputato un “inquisitore” e un disturbatore delle sovranità nazionali. «Sarebbe una catastrofe», aveva detto il premier ceco Andrej Babiš a proposito della sua elezione (Reuters). Soddisfatto, per l’eclissi di questo scenario, anche Viktor Orbán. «Una buona notizia per l’Ungheria», ha asserito il premier ungherese.

Più che con Timmermans, l’uomo forte di Budapest è ai ferri corti con Manfred Weber, membro della Cdu e presidente del gruppo popolare all’Europarlamento. Gruppo che, va ricordato, ha momentaneamente sospeso la membership di Fidesz, il partito di Orbán, accusato di deriva autoritaria. Da qui l’irremovibile contrarietà alla nomina del politico tedesco alla presidenza dell’emiciclo comunitario.

Incassata con soddisfazione la bocciatura del duo Timmermans-Weber, i governi dell’Europa Centrale hanno appoggiato l’investitura di Ursula Von der Leyen al vertice della Commissione (per un po’ si era parlato di una candidatura del premier slovacco Peter Pellegrini, da lui stesso smentita) e degli altri nuovi esponenti dei poteri europei. L’obiettivo principale, del resto, è stato raggiunto. E ciò dimostra che i V4, come sono chiamati in gergo politico i governi della regione centro-europea, possono e sanno fare massa critica intorno a un determinato obiettivo. Tuttavia, quella dei V4 può essere anche vista come una vittoria di Pirro, scrive Wojciech Przybylski su Visegrad Insight, il sito di cui è direttore, dal momento che Timmermans potrebbe essere confermato alla vice presidenza della Commissione, con lo stesso portafoglio, e tenuto conto che nella battaglia per i vertici delle istituzioni europee i V4 non sono riusciti a piazzare alcun candidato proveniente dalla loro regione. 

E ora, dopo questa doverosa apertura europea, il resto delle notizie del Václav, Paese per Paese. Si parte dal riepilogo delle recenti proteste di Praga contro Babiš, le più imponenti dal 1989. Si prosegue con una serie di notizie politiche dalla Polonia, dove è di fatto cominciata la campagna elettorale per le legislative di questo autunno. Diamo conto anche della fronda polacco-ungherese-ceca contro il taglio definitivo alle emissioni inquinanti in Europa entro il 2050. Segue la sezione ungherese e poi, a chiudere, quella slovacca. Qui si segnala l'omaggio del presidente Zuzana Čaputová, in visita a Praga, alla tomba di Václav Havel.

Infine, un annuncio. Nei mesi estivi la nostra rassegna stampa, il cui nome richiama proprio la figura di Havel, verrà inviata con cadenza mensile e non quindicinale. Tiriamo un po’ il fiato, ma non cediamo all’ozio. Buona lettura!

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