I rabbini magici

di Alessandro Grimaldi

Che cosa mi è accaduto? Ahimè! E di queste che ne farò? Forse dovrei andare da uno dei rabbini prodigiosi? (Alla corte di mio padre - I. B. Singer)

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In un piccolo villaggio della provincia ungherese, mentre tutta Europa era ancora alle prese col coprifuoco e il divieto di riunirsi, c'era un grande tendone bianco dove in migliaia hanno danzato e cantato per giorni e giorni. Ad aprile 2021, in piena terza ondata del coronavirus, l'Ungheria blindata dall'autunno agli stranieri non residenti, ha consentito l'ingresso a quasi 5000 persone dirette a Bodrogkeresztúr, un villaggio di appena mille abitanti nel nord del Paese, per pregare, danzare e bere vino sulla tomba del grande rabbino Reb Sajele. Si tratta di uno dei "rabbini magici", i capostipiti delle comunità ebraiche chassidiche dell'Ungheria orientale, ora estinte e trapiantate a New York e in Israele.

Questi pellegrinaggi, (yahrzeit in yiddish), sono iniziati in grande stile negli anni '70, si compiono una volta l'anno, in occasione dell'anniversario della morte del rabbino, e di norma durano tre giorni. I fedeli arrivano da ogni angolo del mondo per dovere dottrinale, ma anche per rendere omaggio alla tomba degli avi e per chiedere miracoli al patriarca: "Mio figlio ha sofferto molto quando era nell'esercito. Io sono arrivata qui sulla sua tomba e ho pregato per lui. Ebbene si è sposato e gli è nato un figlio tre settimane fa. Sono arrivata qui anche questa volta per dire grazie al rabbino", dice una fedele su Szombat, la rivista delle comunità ebraiche ungheresi, ma tra i fedeli non mancano anche i businessman in cerca di aiuti dall'alto per i loro affari. Il rabbino era prodigioso anche in tema di economia, si narra che in tempi di grande carestia un carro che trasportava grano si impantanò proprio davanti alla casa del rabbino e riuscì a ripartire solo dopo aver venduto a metà prezzo il prezioso carico.

Reb Sajele Steiner (1841-1925)

Reb Sajele Steiner (1841-1925)

“Poi cominciavano a parlare di buoni ebrei, cioè di rabbini miracolosi. Reb Moishe raccontava di uno che faceva tanti miracoli che questi si spandevano sotto le tavole ei banchi del suo tribunale. Di un altro riferiva che anche i morti andavano a trovarlo e per tale motivo non spegneva mai la luce bella sua camera”. (Alla corte di mio padre - I. B. Singer)

Reb Sajele Steiner (1841- 1925) era un uomo venerato e saggio che trascorreva chino sui suoi libri anche gran parte delle sue notti sacrificando il sonno. Venivano da tutti gli angoli del Paese per chiedergli consiglio, tra di essi vi erano anche parecchi gentili. Si racconta di una donna di Székesfehérvár, giunta dal Transdanubio con una figlia priva dell’uso delle gambe. In ospedale avevano fatto tutto il possibile, ma non era bastato; un mese dopo la visita al rabbino, invece, la figlia poté camminare. Anche oggi i giovani newyorkesi sorridenti e un po' timidi coi lunghi riccioli laterali che camminano per le stradine di Bodrogkeresztúr sono molto fiduciosi nelle sue capacità: "il rabbino risolverà di certo tutti i nostri problemi", dicono. Tra questi anche il più grave dei nostri tempi, come ha assicurato anche il rabbino Moshe Friedlander, organizzatore del pellegrinaggio "È sicuro che se la gente credesse nella discesa del rabbino, o fosse qui riunita a pregare, il Covid andrebbe via più velocemente."

L'accusa che invece muovono gli abitanti del villaggio e il loro sindaco è che gli assembramenti contribuiscano a diffondere il virus. Specie quelli della comunità haredì (ultraortodossi) che per motivi religiosi spesso rifiutano la vaccinazione e il rispetto del distanziamento sociale, registrando tassi di contagio fino a 6 volte maggiori rispetto alla media della popolazione. 4500 persone in un paese di mille abitanti sono comunque una presenza ingombrante. Nei giorni delle celebrazioni la folla si muoveva tra il cimitero ebraico, la casa del rabbino nel centro del villaggio, l'ufficio per le ricerche genealogiche e l'enorme tendone allestito per la festa e gli eventi comuni. C'era persino un bus privato che portava tra i vari luoghi di interesse ed era stato chiesto anche il permesso di far atterrare un elicottero. Tutto questo mentre nei locali erano impedite le riunioni private con più di 10 persone, vigeva il divieto di consumazione all’interno, ed era imposto il coprifuoco dalle 23. Nè serviva a rassicurare il furgoncino per il covid test appena accanto al tendone. Del resto neanche col tampone negativo sarebbe stato consentito l'ingresso nel paese agli stranieri non residenti.

Eccezione alla regola

Un tale assembramento è stato permesso grazie a un’eccezione alla regolamentazione dell’ingresso degli stranieri in Ungheria, che prevedeva la possibilità di entrare per motivi religiosi. Sono arrivati fedeli da Londra, dal Belgio, da Israele e dagli Stati Uniti, ognuno con una richiesta ufficiale personale per motivi religiosi. Una volta in Ungheria il pellegrinaggio non è stato fatto rientrare nella categoria delle manifestazioni e degli eventi privati (ad esempio matrimoni o funerali), consentendo quindi agli organizzatori di stabilire proprie regole e impedendo al sindaco ogni potere di vietare i festeggiamenti, come era invece accaduto nel 2020.

Il tutto con la benedizione della corrente vincente nell'aspra lotta in corso all'interno della comunità ebraica ungherese. Da una parte c’è la presa di posizione di György Szabó, della storica organizzazione ebraica Mazsihisz, e presidente della fondazione per il Patrimonio Ebraico Ungherese (Mazsök), il quale trova che "è triste che qualcuno abbia creato un evento del genere contro le leggi di un Paese”, come riportato da Hungarian Spectrum. Dall’altra c’è Slomó Köves, della scuola di Lubavitch, rabbino della sinagoga di Óbuda e leader delle Comunità Israeliane Unite (Emih) nonché personaggio emergente della destra ortodossa in Ungheria, che ritiene la contea di Zemplen uno dei centri religiosi più popolari d'Europa e che si debba incrementare e gestire "professionalmente" questi flussi. Secondo Köves, che punta ad arrivare a 100mila persone, si può fare indicando la sua presa in carica di questo business grazie a grandi aiuti finanziari (tramite fondi europei) e alle amicizie nel governo. I primi finanziamenti sono arrivati a partire dal 2007 e adesso la tomba del rabbino Sajele ha l'aria condizionata, un sistema di telecamere e la possibilità di effettuare donazioni anche con la carta di credito.

Di sicuro i pellegrinaggi portano grande impulso all'economia della contea (almeno prima del covid) ma a volte gli scossoni sono troppo violenti: c'è anche chi dall'estero ha comprato fino a 70 case nell'area, come investimento a lungo termine sui luoghi santi, arrestando il lento spopolamento della zona, ma facendo schizzare alle stelle il mercato immobiliare locale. Case che costavano 20mila euro sono arrivate a costarne 100mila. Per uno stabile in centro, nei pressi della casa del rabbino, si è arrivati anche a una valutazione di 600mila euro.

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Alle origini del chassidismo

“Da principio egli parlò di consigli etici e di istruzioni morali, ma dopo un po' si mise a discutere sulla Cabala. "Non è un argomento semplice, non è affatto semplice, disse. Il mondo è pieno di misteri, ogni cosa accade secondo il suo ordinamento, ogni cosa contiene il segreto dei segreti" (Alla corte di mio padre - I. B. Singer).

Il movimento chassidico nasce nel XVIII secolo negli shtetl, i piccoli villaggi della Polonia orientale, come rinnovamento spirituale dell'ortodossia ebraica, anche in seguito alla vicenda del falso Messia Sabbatai Zevei, proponendo come aspetto fondamentale della fede lo studio e l'insegnamento della Cabala. Negli shetl si iniziarono ad affermare figure di mistici predicatori itineranti, che, una volta giunti in una nuova comunità, se riuscivano a riunire abbastanza seguaci davano vita a un nuovo tribunale rabbinico, dove dirimere con la loro saggezza le dispute in materia di legge religiosa. Il cortile della loro abitazione, la corte del rabbino, iniziò a diventare il nuovo centro della vita religiosa della comunità, e i ruoli assunti al suo interno a determinare l'appartenenza sociale, alla stregua delle corti dei re medioevali Secondo la Cabala in ogni generazione ci sono persone rette, attraverso le quali l'emanazione divina viene attratta dal mondo materiale. Il chassidismo divenne una dottrina del leader santo, figura sia ideale che istituzionale detta lo Zaddiq, il Giusto, che può poi trasmettere il suo titolo e la sua autorità alle generazioni successive.


Chassidismo in Ungheria

In Ungheria il chassidismo arriva dalla Polonia grazie al rabbino Moses Teitelbaum (1759-1841) che si insedia a Sátoraljaújhely, tra Miskolc e le colline del Tokaj, da qui si diffonde nei villaggi vicini, in un angolo di quell'Austria-Ungheria in cui si andava affermando nelle grandi città la divisione storica tra ebrei ortodossi, neolog e Status Quo. In Ungheria si venerano rabbini magici in tanti villaggi dell'area, come ad esempio Mád, Olaszliszka, Tarca,Tokaj, Sárospatak, Erdőbénye, Abaújszántó, Tálly, Nagykalló, la cui storia si è sempre legata alla grande Storia ungherese.Si narra ad esempio che il rabbino magico di Sátoraljaújhely, Moses Teitelbaum (1759-1841) guarì il giovanissimo Lájos Kossuth (grande politico e rivoluzionario ungherese anima della szabadságharc, la lotta "risorgimentale" contro gli Asburgo), che allora aveva 9 anni, predicendogli poi un luminoso futuro e recitandogli il salmo 60:4 dove compare il termine ebraico usato per giustizia, קשֶׁט=qoshet, che richiama il nome Kossuth.

Ma ora, tu hai dato a quelli che ti temono una bandiera,
perché si alzino in favor della verità
.”

Il primo rabbino magico nato e vissuto in Ungheria fu Yitzchak Taub (1751 -1821), il rabbi di Nagykalló, all'epoca capoluogo della contea di Szabolcs (ora ha ceduto lo scettro a Nyreghaza). Era un semplice pastorello quando fu notato dal rabbino Leib Sarah, che lo strappò alla madre vedova e lo portò con sé a Nikolsburg. Il rabbino Taub è famoso per la sua interpretazione mistica dei sogni e per le canzoni da lui composte, attinte dalla tradizione popolare ungherese. Pensava di aver ritrovato i canti di Israele perduti e voleva riconsegnarli al popolo ebraico, prova ne era che il gentile che glieli insegnava li dimenticava all'istante. Il canto più famoso è “Szól a kakas már” (il gallo già canta), conosciuto come "il dolce canto di Israele". Taub diede inizio alla dinastia rabbinica dei Kalov (da Kalló, per l'appunto), ora divisa tra Stati Uniti e Israele.


Dei quasi 800mila ebrei ungheresi presenti in Ungheria nel 1940, 600mila morirono durante l’Olocausto, in massima parte nelle provincie, dove l'ebraismo è praticamente scomparso. L'ultimo cittadino di religione ebraica di Bodrogkeresztúr è scomparso nel 1976. Chi si è salvato lo ha fatto a bordo del treno organizzato il 30 luglio 1944 dal giornalista Rudolf Kastner, a cui i tedeschi concessero di lasciare Budapest, destinazione Svizzera, con 1700 ebrei, dietro il pagamento di 150mila dollari (pagati 1000 dollari a testa da 150 passeggeri). Sul treno c'erano anche 40 rabbini e tra questi il rabbino magico di Szatmar (oggi Satu Mare, in Romania) che riuscì a raggiungere New York da dove riformò il chassidismo richiamando i rabbini e fedeli scampati all'Olocausto. Gran parte delle comunità chassidiche ungheresi si sono nei fatti trasferite e riformate a Williamsburg, uno dei quartieri di Brooklyn. Vengono identificati collettivamente come Satmar, e sono una delle comunità ultraortodosse più discusse al mondo, rese celebri ad esempio dalla miniserie Netflix ‘Unorthodox’.

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Anche a tarda sera, sotto i tendoni bianchi dello yahrzeit di Bodrogkeresztúr la musica non cessa di intensità, il cibo è offerto e il vino scorre generoso. Se non portassero tutti i riccioli laterali e palandrane nere sembrerebbe uno dei tanti festival e sagre che colorano l'estate ungherese. Siamo sulle colline di Tokaj, una delle più note regioni vinicole d'Europa, dove fu proprio con l'arrivo degli ebrei chassidici che riprese la coltivazione della vite dopo le guerre del '700 e nacque una importante via di mercanti di vino. Del resto il chassidismo predica studio metodico e maniacale, ma a cui bisogna sempre affiancare gioia e piacere della vita, per ringraziare l'Onnipotente dei suoi regali perché, come scriveva Isaac Bashevis Singer, non bisogna mai "peccare di malinconia", anche in tempi difficili come quelli attuali.