La radio cecoslovacca del Pci

di Lorenzo Berardi

C’era una volta una radio italiana in Cecoslovacchia. Si chiamava Oggi in Italia e per 21 anni trasmise fatti, opinioni, cronaca, musica e propaganda antidemocristiana dalla Praga socialista. Un'emittente che ufficialmente non è mai esistita e della quale, oggi, sembra essersi persa la memoria. Eppure, dal 1950 al 1971, questa stazione radiofonica fuorilegge sfidò il monopolio radiotelevisivo pubblico e raggiunse milioni di ascoltatori dal Piemonte alla Sicilia. Venne creata Oltrecortina con uno scopo ben preciso: diffondere la voce del Partito comunista italiano per combattere «le menzogne di Radio Roma», ossia la Rai. 

Vi lavorarono uomini e donne italiani spesso costretti a raggiungere la capitale cecoslovacca di nascosto dopo l’esperienza partigiana e comunista, talvolta per sfuggire ai processi che li attendevano in patria. Persone che per anni vissero da esuli sotto falsa identità in Cecoslovacchia, a lungo impossibilitati a rientrare in Italia. Su questa esperienza di radiofonia politicizzata e clandestina è calato un lungo silenzio, interrotto soltanto da citazioni sparse in un pugno di libri, un documentario video mai andato in onda sulle televisioni italiane, una serie radiofonica trasmessa 26 anni fa e qualche sporadico articolo accademico.

Il ponte Carlo a Praga in uno scatto del 1957 / Mark Susina

Il ponte Carlo a Praga in uno scatto del 1957 / Mark Susina

Le prime trasmissioni di Oggi in Italia andarono in onda da uno studio al quinto piano del palazzo del Československý Rozhlas, storica sede dell’emittente nazionale cecoslovacca Radio Praga, che in quegli anni trasmetteva anche in varie lingue straniere, tra cui l’italiano. Entrambe le esperienze radiofoniche proseguirono in parallelo schierandosi contro Radio Roma e Radio Europa Libera. In realtà, salvo condividere la stessa sede per qualche anno, e incontrarsi in sala mensa, i redattori delle due emittenti seguivano agende molto diverse. Le trasmissioni italiane di Radio Praga erano il megafono del Partito comunista cecoslovacco (Ksc) che esercitava un severo controllo diretto su di esse. Cessarono l'8 marzo del 1976. Oggi in Italia andò in onda fino al 1971 ed era invece la voce ufficiale del Pci. Godeva di totale indipendenza dalle autorità cecoslovacche, rispondendo solo alla sede romana del partito. 

La radio trasmetteva sia su onde medie che su onde corte. Frequenze che raggiungevano tutta Italia, isole comprese, e sulle quali si potevano ascoltare una o due volte al giorno trasmissioni rivolte a un pubblico eterogeneo. I programmi iniziavano in genere alle 20:30, introdotti dal Va, pensiero di Giuseppe Verdi, e proseguivano fino a mezzanotte circa. Come riportato nelle trascrizioni originali, faceva eccezione la domenica, in cui già alle 12:45 andava in onda una «trasmissione per contadini» seguita da una rassegna sportiva, spesso sul campionato di calcio. Il palinsesto comprendeva notiziari, rassegne stampa, interviste, reportage radiofonici, rassegne parlamentari e persino innovative dirette non stop di avvenimenti italiani. Non mancavano contenuti più propagandistici quali un programma di «aneddoti sugli scandali democristiani» e trasmissioni di «denuncia del titismo» jugoslavo.

Praga, radio clandestina , libro di memorie sulla storia di Oggi in Italia.

Praga, radio clandestina, libro di memorie sulla storia di Oggi in Italia.

Tutto cominciò con 30 minuti sperimentali andati in onda nel dicembre 1950. Li curarono cinque redattori, ex partigiani comunisti divenuti esuli a Praga e senza esperienza radiofonica. Nel marzo del 1951 la radio aveva il suo primo palinsesto e nel 1954 dava lavoro a 12 persone. Cinque anni dopo, contava 19 fra redattori, sbobinatori e speaker con 16 addetti agli interni e tre agli esteri. Paola Oliva Bertelli, che ha lavorato per Oggi in Italia dal 1953 al 1960, ricorda nel suo libro Praga, radio clandestina come l’emittente del Pci non fosse un unicum nella capitale cecoslovacca. Dall’estate del 1954 al dicembre del 1955, infatti, ad essa si affiancò Ce Soir en France, radio del partito comunista transalpino e a sua volta indipendente dalle trasmissioni francesi di Radio Praga. Fu chiusa su pressioni dell’allora premier d’Oltralpe, Pierre Mendès-France, come condizione per la firma di una serie di accordi commerciali tra Francia e Cecoslovacchia. Un'azione netta mai intrapresa dai governi italiani dell’epoca che talvolta finsero di ignorare, per scelta politica, da dove trasmettesse Oggi in Italia. Né cercarono di coprirne il segnale, nonostante alcune interrogazioni parlamentari sul tema. Secondo lo storico britannico Philip Cooke, già nell’estate del 1951 il governo De Gasperi sapeva che la radio trasmetteva dalla Cecoslovacchia e inviò una lettera di protesta all’ambasciatore di Praga a Roma. Seguirono altri due timidi tentativi di bloccare le trasmissioni tramite i canali diplomatici, nel 1954 e nel 1958, entrambi senza successo.

Il monumento di Stalin a Praga nel 1957. Venne demolito cinque anni dopo / Mark Susina

Il monumento di Stalin a Praga nel 1957. Venne demolito cinque anni dopo / Mark Susina

Gli italiani approdati nella Praga comunista per fare radio erano giovanissimi, perlopiù ventenni. Molti provenivano dall’Emilia-Romagna anche se non mancavano lombardi, toscani e siciliani. Quasi tutti adoperavano nomi di fantasia e avevano documenti falsi: un diktat imposto loro dal Pci per tutelarne l’anonimato e, talvolta, la sicurezza personale. Su alcuni pendevano infatti accuse o condanne per crimini che avrebbero commesso in Italia durante e dopo la Resistenza, rendendoli a tutti gli effetti latitanti. Come svelava l’ex caporedattore Aroldo Tolomelli nel documentario La guerra delle onde «c'era un accordo fra il Partito comunista italiano e quello locale per avere una redazione composta da emigrati politici in Cecoslovacchia». 

Un’intesa fra i leader dei due partiti, Palmiro Togliatti e Antonín Novotný, che non metteva al riparo i redattori dalla legge italiana nel caso in cui fossero rimpatriati. L’articolo 269 del codice penale, abrogato nel 2006, poteva inoltre ritenere quella svolta da Oggi in Italia attività anti-nazionale all’estero, punibile fino a cinque anni di reclusione. Nonostante la sua segretezza, l'emittente era ascoltata almeno quanto le trasmissioni italiane di Radio Praga. Delle circa mille lettere inviate ogni mese a quest’ultima dagli ascoltatori italiani a un fermo posta dell’allora Berlino Ovest, la metà era indirizzata a Oggi in Italia. Questa corrispondenza veniva ritirata da un agente di stanza a Berlino Est, il quale poi la mandava in Cecoslovacchia. 

Uno studio di Radio Praga negli anni ‘60.

Uno studio di Radio Praga negli anni ‘60.

Dagli studi cecoslovacchi della radio transitarono redattori destinati a divenire giornalisti noti quali un futuro direttore de Il Mattino, ma anche Antonio Natoli, poi corrispondente della Rai da Mosca, ed Enzo Roggi, in seguito editorialista de L’Unità. Reduci di quell’esperienza passarono dall’etere alla politica, come gli ex caporedattori Francesco Moranino e Aroldo Tolomelli, entrambi senatori del Pci. Alcuni divennero cronisti de L’Unità, dell’Ansa o persino dell’ex nemica giurata, la Rai. Altri proseguirono la propria esperienza radiofonica estera sulle frequenze socialiste amiche di Radio Varsavia e Radio Kossuth-Budapest, che trasmettevano anche in italiano. Vi furono poi decine di uomini e donne delle cui esperienze successive si sa poco o nulla perché non basta incrociare fonti e testimonianze per rintracciare le reali identità celate da cognomi fittizi quali Verdi, Bianchi, Rossi e Biondi. Infine, va ricordato un altro nome in seguito noto al grande pubblico, quello di Carlo Ripa di Meana, poi ministro dell’Ambiente ed eurodeputato. Visse a Praga nei primi anni '50 e collaborò con la redazione della radio, pur senza mai farne parte.

La prima pagina dell’edizione straordinaria de L’Unità del 21 agosto 1968, in cui si condannò senza esitazioni l’invasione della Cecoslovacchia da parte dell’Urss e delle truppe del Patto di Varsavia.

La prima pagina dell’edizione straordinaria de L’Unità del 21 agosto 1968, in cui si condannò senza esitazioni l’invasione della Cecoslovacchia da parte dell’Urss e delle truppe del Patto di Varsavia.

Nei suoi 21 anni di storia, Oggi in Italia è stata capace di scoop giornalistici, anche grazie agli stretti rapporti con il Pci. Già nel 1960, il partito aveva creato un gruppo dedicato a procurare notizie per la propria radio: ne facevano parte cronisti de L'Unità e di Paese Sera e lo coordinava Sandro Curzi, in seguito direttore del Tg3 e di Liberazione. L'emittente poteva inoltre contare su una rete di corrispondenti europei, compresi improvvisati reporter dalle fabbriche di Fiat e Volkswagen e dalle miniere belghe. È grazie a loro che Oggi in Italia fu forse il primo organo d'informazione al mondo a dare notizia dell’invasione sovietica dell’Ungheria nel ’56. E sei anni dopo la radio anticipò la Rai nel comunicare l’accordo fra John Fitzgerald Kennedy e Nikita Chruščëv sulla crisi missilistica di Cuba. 

L’Unità era la prima fonte per Oggi in Italia. I redattori di Praga chiamavano Roma ogni giorno alle 16, come ricorda Stella Amici, storica speaker dell’emittente. Le notizie ricevute venivano battute a macchina, e poi lette ai microfoni. Prima del 1960, ricorda Paola Oliva Bertelli, «da Roma e da Milano le redazioni de L'Unità trasmettevano per telefono le notizie a redazioni delle radio di Berlino Est e di Budapest in lingua italiana (Radio Berlino Internazionale e Radio Kossuth-Budapest nda).Redattori italiani delle due emittenti governative di quei Paesi ci dettavano al telefono i testi che noi incidevamo». Tutto ciò che doveva andare in onda era controllato dal caporedattore. Chi commetteva un errore nel riportare una notizia, o si concedeva delle libertà nel commentarla, doveva poi fare autocritica nella successiva riunione di redazione. 

Scontri all'esterno di Radio Praga il 21 agosto '68 / Jiří Haleš

Scontri all'esterno di Radio Praga il 21 agosto '68 / Jiří Haleš

Nella notte del 20 agosto 1968 le forze dell'Unione Sovietica e di altri quattro Paesi del Patto di Varsavia occuparono la Cecoslovacchia soffocando la coraggiosa stagione di riforme promossa dal segretario del partito comunista, Alexander Dubček. Poche ore dopo, irruppero nel Československý Rozhlas di via Vinohradská 12 e chiusero con la forza la radio pubblica. Negli scontri attorno all'edificio, in cui i praghesi si opposero con lanci di pietre e barricate improvvisate ai carri armati, vennero uccisi almeno 15 civili. La sera stessa, alcuni redattori della radio pubblica cecoslovacca e della sua sezione italiana raggiunsero Nusle. Era in questo elegante quartiere residenziale di Praga, lontano dai tumulti del centro, che si trovavano gli studi della radio del Pci, in una villa in stile liberty. 

E fu proprio da qui che la Radio Praga Libera creata dai redattori cecoslovacchi rivolse i propri appelli alla popolazione. Le trasmissioni sarebbero durate una decina di giorni, prima che i sovietici scovassero il trasmettitore e le interrompessero. Come rivelato da Stella Amici in La guerra delle onde, nella villa in quel periodo «c’erano quelli che lavoravano a Oggi in Italia, quelli di Radio Praga italiana e quelli di Radio Praga ceca che lavoravano dal mattino alla sera. Perché la notte c’era il coprifuoco e uno o usciva prima che scattasse o stava lì sino al giorno dopo».

Oggi quella villa – che i locali ribattezzarono «italska domek», ossia la casa degli italiani – non esiste più, rimpiazzata da un moderno condominio. Eppure per anni al misterioso indirizzo al numero 7 della ripida via Nad Nuslemi (vedi mappa) hanno lavorato e vissuto dozzine di italiani. I loro erano lunghi turni di lavoro serali che finivano a mezzanotte, inframezzati da pasti in compagnia cucinati alla bell’e meglio e da minimi svaghi perché in teoria nessuno doveva avere rapporti con i civili cecoslovacchi. Un divieto che comunque non impedì relazioni sentimentali e matrimoni fra italiani e locali. Questa esigenza di segretezza sfociava anche in momenti di comicità, come quando alcuni redattori si proclamarono sudamericani, confondendo ulteriormente i vicini di via Nad Nuslemi.

 

Oggi in Italia andò in onda ancora per qualche anno dalla Praga della sofferta ‘normalizzazione’, ma la sua esperienza era agli sgoccioli. L’ultima trasmissione risalirebbe al 31 marzo del 1971 (ma alcune fonti citano il 1969 o il 1970) e i materiali d’archivio della radio, testi e registrazioni compresi, furono affidati a Michelino Rossi, un dirigente del Pci a Praga. Rossi stipò tutto in alcuni scatoloni che portò a Roma, nella sede del partito in via delle Botteghe Oscure. Di questi scatoloni si sono perse le tracce. Tuttavia, documenti essenziali per ricostruire l’esperienza dell'emittente sono stati ritrovati negli archivi della radio pubblica ceca di Přerov Nad Labem. È proprio grazie a trascrizioni originali recuperate in Repubblica Ceca che alcuni programmi di Oggi in Italia sono stati ricreati da speaker della Rai per Le voci della Guerra Fredda, serie a cura di Giovanni De Luna, trasmessa da Radio 3.

Materiali d'archivio rivelatisi preziosi anche per la realizzazione di La guerra delle onde, documentario di Claudia Cipriani, Niccolò Volpati e Mattia Gatti. Completato nel 2008, oggi resta inedito sulle televisioni italiane pur essendo già stato trasmesso in Repubblica Ceca. Neppure il recente cinquantesimo anniversario della Primavera di Praga e della successiva invasione della Cecoslovacchia hanno convinto le emittenti italiane a mostrarlo. Anche per via di queste incomprensibili ritrosie, la storia di Oggi in Italia resta poco nota al grande pubblico. Tuttavia, l'emittente fuorilegge voluta dal Pci per sfidare il monopolio Rai dell’informazione fu e resta un'esperienza unica nel panorama della radiofonia italiana, al netto dell'ideologia che rappresentava in quegli anni. Ora che molti dei suoi protagonisti sono scomparsi, per ragioni anagrafiche, raccontare questa storia diviene ancora più importante.

Il documentario su Oggi in Italia di Claudia Cipriani, Niccolò Volpati e Mattia Gatti

Il documentario su Oggi in Italia di Claudia Cipriani, Niccolò Volpati e Mattia Gatti

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